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Inclusione e competenza: il contributo di Silvia nel reparto saldatura di Volpago del Montello

Oggi facciamo quattro chiacchiere con la nostra collega Silvia Ferraro, prima saldatrice in Riello, che lavora nello stabilimento produttivo di Volpago del Montello (TV), e che dal 1° gennaio 2026 è entrata a far parte della nostra azienda a tempo indeterminato. Insieme a lei, Pierantonio Rizzardo, Plant Manager dello stabilimento.

Ciao Silvia, raccontaci un po’ di te e del percorso che ti ha portato fino a oggi.

Buongiorno, sono Silvia, moglie e mamma di quattro figli, due maschi e due femmine. La mia esperienza in Riello è iniziata nel maggio 2022, sempre nella sede di Volpago. Si trattava di un contratto breve, di un paio di mesi, nel dipartimento produttivo dedicato agli assemblaggi, che alla fine si è prolungato per circa otto mesi. Successivamente ho lavorato, per circa un anno nel settore della ristorazione. Un giorno, ho ricevuto una telefonata da Riello durante la quale mi è stato proposto di tornare in azienda per provare una nuova esperienza nel ruolo di saldatrice. Ho accettato, incuriosita dal ruolo, che non potevo sapere se mi sarebbe piaciuto o meno. Un po' come quando hai davanti una nuova pietanza, e se non la assaggi, non puoi sapere se sarà buona o meno.

Da qui è cominciata la mia avventura in Riello. I colleghi li conoscevo già e posso affermare di non essermi mai sentita a disagio nel lavorare con uomini e fare un lavoro considerato prettamente maschile. Anzi, mi sono divertita, perché sono curiosa e mi piace imparare.
Inoltre, il ruolo di saldatrice si è rivelato molto interessante: a me piace la competizione, ma solo quando è con me stessa, e questo lavoro mi dà la possibilità di mettermi in gioco, di migliorarmi ogni giorno e di imparare sempre cose nuove.


Raccontaci un po’ del tuo percorso scolastico.

Ho frequentato la scuola professionale-commerciale per diventare segretaria d’azienda, ma col tempo ho capito che quell’indirizzo non mi piaceva. Poi, il mondo della saldatura è arrivato per caso.


Per svolgere il mestiere della saldatura esiste una scuola?

Sì, esistono corsi per saldatore, però io ho avuto la fortuna di avere dei bravi colleghi che mi hanno insegnato direttamente sul campo.


Quando ti sei accorta che ti piaceva come mansione?

Inizialmente era una cosa completamente nuova per me, anche molto sfidante, poi, appena presa la mano, è diventata molto interessante e ti dà anche tante soddisfazioni. Quando non lavoro da sola sono in coppia con un robot: io assemblo i pezzi, mentre il robot fa saldatura finale.

Se io non assemblo bene, il robot rovina tutto il pezzo e lo può rompere. Quindi, ho una grossa responsabilità e devo assolutamente svolgere con molta cura e precisione il mio lavoro.


È mai successo che qualche collega uomo facesse dei commenti tipo “Questa non è una cosa per donna” o simili?

All’inizio sì e anche mio marito stesso. Poi però si è ricreduto perché mi vedeva contenta. Adesso si diverte a dire in giro che lavoro faccio per vedere l'espressione delle altre persone.
Quando mi chiedono che lavoro faccio, rispondo così:

  • “Hai presente Flash Dance?”
  • “Ah allora fai la ballerina?”
  • “No, la parte iniziale del film, quella con le scintille!”

Per quanto riguarda i colleghi, sì, c'è stato qualche commento tipo “A mia moglie non lo farei mai fare. Che prendano degli uomini per fare questo lavoro!”.

Col tempo, comunque, i colleghi si sono ricreduti sul fatto che una donna potesse svolgere questo tipo di lavoro.
Adesso c’è chi a fine turno passa e incita “Dai Silvia, facci sognare!” come se fossimo allo stadio.


E tu all'inizio cosa rispondevi quando ti dicevano queste cose? O preferivi non rispondere?

Io cercavo di rispondere sempre con gentilezza dicendo “A me piace e lo voglio fare”.
Adesso ci scambiamo consigli e parliamo delle varie tecniche da utilizzare.

Poi, una volta, è successo un fatto secondo me bellissimo: durante la pausa caffè me ne sono stata in disparte perché sentivo dei papà parlare di allattamento, e questo mi è piaciuto molto, perché solitamente noi donne pensiamo che gli uomini non si interessino più di tanto a questi argomenti. È stato emozionante e mi ha fatto capire che forse qualcosa sta cambiando.


Ma come mai la saldatura è considerata una mansione da uomo? É pesante a livello fisico o è rischiosa?

È pesante e, a volte sì, è anche rischioso, ma basta usare la testa e indossare correttamente tutti i dispositivi di protezione individuale che l'azienda ti fornisce e il rischio non esiste più.


Tornando al tuo percorso lavorativo, c'è stata qualche figura che ti ha sostenuto particolarmente?

Sì. Tutta la squadra dei colleghi e anche il manager, che ha creduto nelle mie capacità e che mi ha sempre proposto mansioni tra loro anche molto diverse.


Che consiglio daresti a una ragazza che sta pensando di fare un mestiere tecnico o comunque che è ritenuto tradizionalmente maschile?

Consiglierei di buttarsi, provare, non tirarsi mai indietro, perché se uno vuole mettersi in gioco, si può fare tutto.


E per il futuro cosa immagini?

Non faccio previsioni e vivo giorno per giorno.
Fino adesso mi sono capitate cose belle e non voglio fare programmi.


Sentiamo anche te, Pierantonio, come hai conosciuto Silvia?

Anche se entrambi siamo di Volpago, non l’ho mai incontrata prima che arrivasse in Riello. Ad un certo punto abbiamo avuto bisogno di una persona che assemblasse un nuovo prodotto, che era un po' pesante.
In Riello non c'era mai stata una figura femminile in quel ruolo specifico, così ho pensato - Secondo me, questo nuovo prodotto con l’aiuto di una donna motivata si può fare! - E allora ne abbiamo assunte quattro o cinque e Silvia era una di queste. La cosa che contraddistingue Silvia è la fiducia e la disponibilità che ha sempre avuto verso il lavoro e, anche quando c’era una mansione nuova da affrontare, la sua risposta non era mai “non ce la faccio”, ma era “ci provo”.
Abbiamo lavorato insieme per la prima volta solo per otto mesi e in quel periodo io avevo già visto in Silvia una grande volontà e capacità di adattamento. Quando si è aperta una nuova opportunità nel nostro reparto produttivo, non ho avuto dubbi, ho subito pensato a lei, e quindi, l’ho richiamata, sperando accettasse la nuova proposta.

Poi le ho fatto fare anche un corso per operare su impianti elettrici in tensione. Silvia non aveva fatto mai niente legato a questo mondo, ma le ho comunque chiesto se voleva farlo e ha accettato. E questo succede sempre quando le si propone qualcosa di nuovo.

Grazie alle sue caratteristiche, alla sua grande voglia di imparare e al suo non tirarsi mai indietro, anche di fronte a richieste più complesse, ho fatto di tutto affinché lei potesse avere un contratto a tempo indeterminato con noi.


Pierantonio, prima abbiamo chiesto a Silvia come si immagina il suo futuro. E tu come ti immagini il futuro?

Io ho una grande fiducia nel futuro.
Sicuramente ci saranno dei momenti di difficoltà, però, grazie a persone come Silvia, capaci di adattarsi a molteplici ruoli all’interno dell’azienda e di accettare le sfide che il lavoro ci pone davanti, sicuramente avremo meno preoccupazioni.


Bene! Allora complimenti Silvia per il nuovo contratto e grazie per aver condiviso con noi la tua storia!