
La riqualificazione energetica degli edifici richiede oggi un approccio progettuale capace di coniugare efficienza, sostenibilità economica e attenzione alle caratteristiche del patrimonio edilizio esistente.
In questa intervista, Matteo Vezzoli, perito industriale termotecnico e libero professionista con oltre vent'anni di esperienza, racconta le principali sfide che i progettisti affrontano negli interventi di retrofit, soffermandosi sul ruolo delle pompe di calore, dei sistemi ibridi, delle configurazioni modulari e dell'assistenza tecnica.
Sono Matteo Vezzoli, perito industriale termotecnico iscritto all'Ordine dei Periti Industriali di Brescia. Lavoro come libero professionista da circa vent'anni e mi occupo della progettazione di impianti di climatizzazione e riqualificazione energetica, principalmente nelle province di Brescia e Bergamo. Il mio ambito di attività riguarda soprattutto edifici civili di piccole e medie dimensioni, come abitazioni, piccoli condomini, capannoni e attività commerciali, che rappresentano il mio principale settore di specializzazione.
Il primo elemento da valutare è senza dubbio il livello di isolamento dell'edificio. Quando ci si trova ad intervenire su immobili datati, spesso in classi energetiche basse, ci si confronta con impianti esistenti progettati per funzionare ad alte temperature. In questi casi l'integrazione di tecnologie più evolute, come le pompe di calore, diventa più complessa perché questo tipo di soluzioni lavora in modo ottimale con temperature di mandata inferiori.
Inoltre, edifici poco isolati richiedono generatori di maggiore potenza, con conseguente aumento dell'impegno elettrico e dei costi di installazione e gestione. Sono tutti aspetti che il progettista deve valutare attentamente per individuare la soluzione più efficace.
Naturalmente il cliente vorrebbe ottenere il massimo risultato con interventi minimi, ma nella realtà non sempre è possibile. Le riqualificazioni energetiche richiedono spesso lavori significativi, sia sull'impianto sia, in alcuni casi, sull'involucro edilizio.
Il compito del progettista è trovare il miglior equilibrio tra prestazioni, costi e livello di invasività, cercando di ridurre al minimo i disagi per il committente. Negli edifici poco isolati, inoltre, le esigenze impiantistiche aumentano e questo rende inevitabilmente gli interventi più importanti.
Il punto di partenza è sempre il corretto calcolo del carico termico dell'edificio, che rappresenta lo spartiacque nella scelta della soluzione più adatta.
A questo si aggiungono le esigenze della committenza, che giustamente ricerca un impianto efficiente ma anche economicamente sostenibile. Il ruolo del progettista consiste proprio nel trovare il miglior compromesso tra prestazioni energetiche, costi di investimento e costi di esercizio, individuando la soluzione più conveniente nel lungo periodo.
Per me è un aspetto fondamentale. Quando le condizioni lo consentono preferisco progettare impianti con più generatori in cascata piuttosto che con una sola macchina di grande potenza.
Questa configurazione permette di modulare meglio la produzione di energia in funzione dei carichi reali, migliorando l'efficienza della pompa di calore soprattutto nei periodi di richiesta ridotta. Inoltre, garantisce una maggiore continuità di servizio: se una macchina dovesse fermarsi per manutenzione o guasto, le altre possono continuare a coprire buona parte del fabbisogno, limitando i disagi per l'utente finale.
Normalmente suddivido la potenza su due o tre macchine, ovviamente in funzione delle dimensioni e delle caratteristiche dell'edificio.
L'esperienza mi porta a dire che il cliente finale cerca soprattutto prevedibilità nei costi di gestione. Nessuno vuole ritrovarsi con spese impreviste o consumi superiori alle aspettative.
Per questo sono fondamentali sia la semplicità di utilizzo dell'impianto sia la qualità dell'assistenza post-vendita. Un impianto efficiente deve poter essere gestito facilmente e deve poter contare su un servizio di assistenza competente nel corso degli anni. È un elemento determinante per la soddisfazione del cliente e per il corretto funzionamento dell'impianto nel tempo.
È un aspetto estremamente importante.
Verifico sempre la qualità della rete di assistenza presente sul territorio prima ancora di proporre una soluzione. In vent'anni di attività mi è capitato di dover gestire problematiche dovute a servizi di assistenza non adeguati, e molto spesso il cliente continua a rivolgersi al progettista anche dopo anni dall'installazione per risolvere eventuali criticità.
Oltre al supporto post-vendita è altrettanto importante poter contare sulla consulenza tecnica dei produttori durante la fase di progettazione. Il mercato offre una gamma molto ampia di prodotti e il confronto con i tecnici delle aziende è fondamentale per individuare ogni volta la soluzione più adatta.
Ritengo che il sistema ibrido rappresenti una soluzione particolarmente valida, soprattutto nel contesto del patrimonio edilizio italiano. In molti edifici esistenti, poco isolati e dotati di impianti ad alta temperatura, una pompa di calore da sola non sarebbe in grado di garantire il miglior equilibrio tra efficienza e costi di esercizio.
L'abbinamento tra pompa di calore e caldaia permette invece di sfruttare il generatore più conveniente nelle diverse condizioni di funzionamento, riducendo i consumi complessivi e ottimizzando la gestione energetica dell'edificio. Anche se l'investimento iniziale è maggiore, nel tempo i benefici economici possono compensare il costo aggiuntivo.
Per quanto riguarda gli incentivi, ritengo che siano ancora molto importanti. Tecnologie di questo livello comportano investimenti significativi e gli incentivi rappresentano uno strumento efficace per favorire le scelte dei clienti. Senza un adeguato sostegno economico, l'adozione di queste soluzioni sarebbe certamente più lenta, pur rimanendo tecnicamente vantaggiosa in molti contesti.